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Schema

La formazione che l´Istituto offre ai suoi membri comprende quattro dimensioni:

Formazione umana

VIRTÙ UMANE

"Innanzitutto la formazione umana deve basarsi su “quella perfezione umana che risplende nel Figlio di Dio fatto uomo e che traspare con singolare efficacia nei suoi atteggiamenti verso gli altri” per fare da ponte e non da ostacolo tra gli uomini e Dio, conoscendo in profondità l’anima umana, intuendo le sue difficoltà e i suoi problemi, facilitando l’incontro e il dialogo, guadagnando la fiducia e la collaborazione, esprimendo giudizi sereni e obiettivi. In altre parole, bisogna adoperarsi per formare personalità equilibrate, solide e libere, capaci di sostenere il peso delle responsabilità; che amino la verità e la lealtà, rispettino le persone, abbiano il senso della giustizia, siano fedeli alla parola data, abbiano sincera compassione, siano coerenti e soprattutto, equilibrate nel giudizio e nel comportamento." (Cfr. Sacra Congregazione per l´educazione Cattolica. Cit. dalle nostre Costituzioni al n° 133)

Inoltre, si deve saper vivere con una libertà matura e responsabile e con una delicata, non scrupolosa, coscienza morale.
"Si trata di formare giovani con "spirito da príncipi", ossia, giovani che sappiano orientarsi tramite dei princípi. Avere spirito di príncipe " vuol dire orientare l’anima per le grandi azioni... è preoccuparsi delle cose grandi... è realizzare opere grandi in ogni virtù. È essere nobile. E cosa significa essere nobile? ...questo si sente e non si dice. È un uomo di cuore. È un uomo che ha qualcosa per sé e per gli altri. Sono quelli nati per comandare. Sono quelli capaci di punirsi e di punire. Sono quelli che nella propria condotta hanno messo stile. Sono quelli che non chiedono libertà, ma gerarchia. Solo quelli che si pongono leggi e le compiono... Sono quelli che sentono l’onore come la vita. Quelli che per possedersi possono darsi. Sono quelli che conoscono in ogni istante le cose per le quali si deve morire. Quelli capaci di dare le cose che nessuno obbliga e astenersi dalle cose che nessuno proibisce. Sono quelli che si ritengono sempre principianti: consideriamoci sempre principianti, senza smettere di aspirare mai a una vita più santa e più perfetta, senza fermarci mai." (Direttorio di spiritualità, n° 41)

VITA DISCIPLINARE E COMUNITARIA

I membri dell’Istituto abitano nella propria casa religiosa facendo vita comune, sotto la dipendenza di un Superiore. Come è evidente, la vita comunitaria esige disciplinaaffinché ciascun membro contribuisca al bene di tutti. Sono sotto ogni punto di vista indispensabili gli orari per le attività comuni. È inoltre necessaria la ripartizione equa degli “incarichi” o lavori da eseguire da ciascuno, in modo che ciascuno diventi responsabile, in coscienza, del compito che gli è stato affidato. (Costituzioni n° 144-145)

a) Dialogo con il Superiore.
È necessario che tutti i religiosi si rechino con frequenza e totale fiducia dal loro Superiore per manifestargli il proprio stato di salute, l’andamento degli studi, del lavoro apostolico, le difficoltà che incontra nella vita religiosa e nella carità fraterna, così come tutto ciò che può contribuire al bene dei singoli e dell’intera comunità. (Costituzioni n° 146)

b) La ricreazione.
In questo ordine merita una segnalazione speciale il tempo dedicato alla ricreazione o eutrapelia, tanto nella convivenza come nelle vacanze, nello sport, nelle uscite, ecc. Soprattutto nelle comunità più piccole, non dovrebbe esimersi nessuno dalla propria partecipazione.

Per maggiore informazioni sulla nostra vita comunitaria vedi le sezioni "Vita religiosa".

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Formazione spirituale

VITA DI PREGHIERA

La comunità si fonda sopratutto su una vita spirituale intensa: la Messa quotidiana, l’Adorazione del Santissimo Sacramento, la recita della Liturgia delle ore, la Liturgia Penitenziale settimanale, il capitolo settimanale, ritiri mensili, Esercizi Spirituali annuali, la recita quotidiana del Santo Rosario e dell’Angelus, la Via Crucis, ecc.

La Santa Messa è l´atto liturgico per eccellenza. “La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia”; da essa “deriva in noi, come

da sorgente, e si ottiene con la massima efficacia quella santificazione degli uomini nel Cristo e quella glorificazione di Dio, alla quale tendono, come a loro fine, tutte le altre attività della Chiesa". (Cfr. Sacrosantum Concilium, 10. Costituzioni n° 137).

“Il Seminario è la Messa”.(Nostro fondatore, P. Buela)

Per maggiore informazione sulla nostra spiritualità vedi la sezione "Vita liturgica e spiritualità"

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Formazione intellettuale

VITA INTELLETTUALE

Allo stesso modo è motivo di incontro il lavoro intellettuale, sia nella preparazione, cosciente e intelligente, dell’omelia domenicale, sia nello studio dei casi di morale che possono presentarsi, di ascetica e mistica, nei piani pastorali.

Per questo è necessario saper sfruttare il silenzio e il raccoglimento, l’uso adeguato della bibliografia necessaria:“Per i santi, lo studio era preghiera e contemplazione”. Riguardante a questo aspetto, si devono incoraggiare tutte le forme ordinate di accesso alla cultura universale, in modo particolare la conoscenza di coloro che sono considerati grandi maestri della letteratura, pittura, musica colta e corale, scultura, architettura e arti visive moderne... e inoltre, per coloro che abbiano le debite disposizioni, la conoscenza dei distinti rami di tutte le scienze umane: fisica, matematica, astronomia, scienze naturali, medicina, giurisprudenza, scienze sociali, politica, storia, filosofia, filologia, ecc. (Costituzioni n° 143)

Per maggiore informazione sulla nostra formazione filosofica e teologica, vedi la sezione su S. Tommaso. Vedi anché il "Piano di studi del nostro Seminario".

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Formazione apostolica

VITA PASTORALE
La vita pastorale è orientata a “comunicare la carità di Cristo”. In lei deve essere posta la massima importanza in quanto, se realizzata in modo ordinato, aiuta in maniera insuperabile la vita comunitaria. Per noi il lavoro pastorale è croce, non un motivo di fuga; per questo non bisogna mai cadere in uno sterile atti-
vismo: “l’attività per il Signore non deve mai far dimenticare colui che è il Signore dell’attività”.

Le nostre costituzioni ci spiegano che si deve passare da una pastorale di attesa a una pastorale di proposta, da una pastorale burocratica a una pastorale incisiva. Eccetto l’area relativa alla clausura, si tengano aperte le porte affinché possano venire a consultarci i parrocchiani. In modo speciale si tengano aperte, secondo il luogo, le chiese e, se ci sono pericoli, si cerchi prudentemente di stabilire qualche tipo di vigilanza, però tranne in circostanze effettivamente gravi e complesse, che il popolo di Dio possa accedere con facilità a Gesù presente nel tabernacolo.

Ai poveri li dobbiamo avere sempre con noi, soprattutto dando loro da mangiare. Non dobbiamo aver paura che il cibo non sia abbastanza anche per noi. Dio non si lascia vincere in generosità. Il Superiore deve regolare tutto ciò che riguarda l’attenzione ai poveri. In base ai singoli casi, non solo si attenda alle opere di misericordia urgenti ma anche alle opere di promo-

zione della giustizia, a medio e lungo termine.
Bisogna assumere, nella misura possibile e senza abbandonare i mezzi tradizionali di apostolato, i campi moderni che si aprono all’attività della Chiesa. La sana creatività è un elemento essenziale della Tradizione viva della Chiesa. Non bisogna avere paura, è Cristo stesso che ci invita: Prendete il largo!. Questo invito sarà sempre attuale.


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