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Perché S. Tommaso d'Aquino

Dice il nostro direttorio per i seminari maggiori:
«In particolare, si deve insegnare una profonda conoscenza di San Tommaso, per il suo “spirito di apertura e di universalità (…), così come lo esige l’intelligenza in nome della verità oggettiva e integrale, concernente la realtà” (Giovanni Paolo II)» (Dir. Sem. Maggiori, 287)

Altri motivi che si aggiungono nelle nostre costituzioni: «Un posto preferenziale avrà la conoscenza di San Tommaso d’Aquino… la formazione deve essere realizzata “sotto il suo magistero”… “avendo come maestro principalmente San Tommaso” (CIC c. 252 § 3.)
  • Perché “illuminò più la Chiesa che tutti gli altri dottori. Nei suoi libri giova di più l'uomo che si applica durante un solo anno, che nello studio di tutti gli altri durante tutta la vita”. (Giovanni XXII)
  • Perché tenne in somma venerazione gli antichi sacri dottori, per questo ebbe in sorte, in certo qual modo, l’intelligenza di tutti.
  • Perché “la Chiesa ha proclamato che la dottrina di San Tommaso è la sua propria dottrina”. (Benedetto XV)
  • E perché Dio ha disposto che per la forza e la verità della dottrina del Dottore Angelico “le eresie vinte e confuse, si disperdano come nebbia…”. (Costituzioni n°227)

Allo stesso modo la sua conoscenza è insostituibile e fondamentale

  • per la corretta interpretazione delle Sacre Scritture,
  • per poter trascendere il sensibile e giungere all’unione con Dio,
per edificare l’edificio della Sacra Teologia sopra le solide basi che consentono una conoscenza profonda della filosofia dell’essere, “patrimonio filosofico perennemente valido” tenendo conto di tutti i progressi dell’investigazione filosofica." (Costituzioni, n° 227)

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Lo studio della filosofia

Perché studiare la filosofia tomistica?

«In conformità al nostro carisma cerchiamo di orientare i nostri studi all´evangelizzazione della cultura, per la quale non risparmieremo né mezzi né sforzi. Non ci conformeremo con una conoscenza superficiale della filosofia e della teologia incapace di comprendere in tutta la sua profondità il dramma dell´ateismo
contemporaneo e per tanto incapace di porvi rimedio». (Costituzioni n° 259).E perció «“Un momento essenziale della formazione intellettuale è lo studio della filosofia, che conduce ad una più profonda comprensione e interpretazione della persona, della sua libertà, delle sue relazioni con il mondo e con Dio”. Questo studio è urgente non solo in vista degli studi teologici posteriori, ma anche di fronte a una situazione culturale del tutto particolare, che esalta il soggettivismo come criterio e misura della verità. È necessaria una “certezza della verità”, che può essere raggiunta solo da una sana filosofia, fondata sulla realtà oggettiva delle cose poiché “l’intelligenza… può raggiungere la realtà (ciò che è)”. Senza di essa non ci sono le fondamenta per il dono personale totale a Gesù e alla Chiesa, poiché “se non si è certi della verità, come è possibile mettere in gioco l’intera propria vita ed avere la forza per interpellare sul serio la vita degli altri?”. -Paolo VI (Constituzioni n° 220)

Per questo lo studio della filosofia conduce il candidato a una venerazione amorosa della verità, la quale porta la consapevolezza che essa non è stata creata e misurata dall’uomo, è stata invece data all’uomo come dono dalla Verità Suprema, Dio; e che, sebbene con limitazioni e a volte con difficoltà, la ragione umana può raggiungere la verità oggettiva universale, anche quella relativa a Dio e al senso radicale dell’esistenza; che la fede stessa non può prescindere dalla ragione né dallo sforzo di pensare ai suoi contenuti, come testimoniava la grande mente di Agostino: “Ho desiderato di vedere con l’intelligenza ciò che ho creduto, ed ho molto disputato e molto faticato”.» (Costituzioni, n° 220)

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Lo studio della teologia

«Anche qui, nella formazione intellettuale, il principio e il fine è Gesù Cristo. In particolare, Gesù Cristo conosciuto attraverso le Sacre Scritture. [...] Per questo “ignorare le Scritture significa ignorare Cristo” (San Girolamo). Da questo deriva che la Sacra Scrittura sia “l’anima” della teologia.» (Costituzioni, 221)

«Tuttavia, la lettura della Sacra Scrittura deve essere fatta “in Chiesa”. [...] Per questo è assolutamente necessaria la massima fedeltà al Magistero supremo della Chiesa di tutti i tempi, norma prossima della fede.» (Cost. 222)
Da qui lo studio delle Sacre Scritture, dei Padri della Chiesa, che hanno spiegato i fatti e le parole rivelate da Dio e consegnati nelle Scritture, della liturgia, della storia ecclesiastica, delle dichiarazioni del Magistero.

La seconda direzione è quella dell’uomo, “interlocutore di Dio”, chiamato a vivere, credere e comunicare la fede cristiana. Da qui lo studio della dogmatica, della teologia morale, della teologia spirituale, del diritto canonico e della teologia pastorale»
(Costituzioni, n° 226) … e tutto secondo la base solida di San Tommaso d’Aquino.
S. Tommaso

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