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La vocazione consacrata
L’ingresso stesso nella vita consacrata rappresenta un bene migliore, e chi mette in dubbio questo, dice San Tommaso, “contraddice Cristo” (derogat Christo)1 che la fece oggetto di un consiglio evangelico. In un’altra parte insegna lo stesso Dottore Angelico, che è “ingiuriare Cristo” (iniuriam facit Christo)2 il non rendersi conto che la vocazione consacrata è un bene migliore.
Perciò afferma san Giovanni Bosco: “Lo stato religioso è uno stato sublime e veramente angelico. Coloro che per amore di Dio e per la loro eterna salute sentono nel loro cuore il desiderio di abbracciare questo stato di perfezione e di santità, possono credere, senza alcun dubbio, che tale desiderio viene dal cielo, perché è troppo generoso ed è molto al di sopra dei sentimenti della natura”.Cristo continua a chiamare
La chiamata di Dio è ordinariamente interiore. È Dio che dall’intimo ispira alle anime il desiderio di abbracciare uno stato così alto ed eccelso com’è la vita consacrata. Il desiderio interiore e disinteressato di abbracciare lo stato religioso è un’autentica chiamata divina, perché è un desiderio che supera la natura, e deve essere seguito all’istante; oggi come ieri sono valide le parole di Gesù nelle Scritture.Il consiglio se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri (Mt 19, 21) lo rivolgeva Cristo a tutti gli uomini di qualsiasi tempo e luogo: chiunque avrà lasciato case, o fratelli… per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna (Mt 19,21 ss.). Così tutti, anche oggi, devono ricevere questo consiglio come se lo ascoltassero dalle stesse labbra del Signore. E chiunque si decide grazie a questo consiglio può pensare lecitamente di aver ricevuto l’autentica vocazione religiosa.

“Avendo ascoltato – dice a questo proposito San Girolamo – la sentenza del Salvatore se vuoi essere perfetto, va’ vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e poi vieni e seguimi: traduci in opere queste parole e seguendo nudo la Croce nuda salirai con più prontezza la scala di Giacobbe”3.
Questo consiglio che Cristo ha dato, è un consiglio divino per tutti. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate! (Mc 13, 37) ha detto alla folla, perché tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per la nostra istruzione (Rm 15, 4). È un errore pensare che queste cose abbiano avuto valore solo nella loro epoca (Cf. Eb 12, 5). “Se tutte queste cose fossero state predicate solo per i contemporanei, mai si sarebbero scritte. Perciò sono state predicate per loro e scritte per noi”4.
La chiamata interiore è autentica chiamata di Dio e deve essere obbedita all’istante, come se l’ascoltassimo dalla voce del Signore.
Quali sono i segni di un’autentica vocazione?
Una caratteristica della chiamata divina consiste nello spingere gli uomini alle cose più alte. Perciò il desiderio della vita religiosa, perché è così eccelso ed elevato, non può mai provenire dal demonio o dalla carne. Dice Sant’ Agostino: "cosa molto aliena ai sensi della carne è questa scuola nella quale il Padre è ascoltato e insegna la strada per arrivare al Figlio. E questo non l’opera mediante gli orecchi della carne, ma mediante quelli del cuore"5.
A questo aggiunge San Tommaso: “Dobbiamo obbedire senza vacillare un momento e senza resistere per nessun motivo alle voci interiori con le quali lo Spirito Santo muove l’anima”6, il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro (Is 50, 5), ricordando che tutti quelli che si reggono per lo Spirito di Dio, essi sono figli di Dio perché sono quelli “retti dall’impulso della grazia”. Bisogna tener presente il consiglio di San Paolo camminiamo anche secondo lo Spirito (Gal 5, 25) ed essere uomini di principi soprannaturali che si lasciano condurre solo dallo spirito di Gesù Cristo che è lo Spirito Santo, realizzando con prontezza la sua chiamata. Non dobbiamo lamentarci come fece Sant’Agostino "convinto già della verità, non avevo assolutamente più nulla da rispondere, soltanto qualche parola languida e sonnolenta: ‘dopo sì, dopo’: e il lasciami un po’ si faceva già troppo lungo… io mi vergognavo molto perché sentivo il mormorio di quelle sciocchezze (mondane e carnali) che mi rendevano indeciso"7.
Pericoli in cui si trova la vocazione consacrata
Lo stesso Don Bosco avvertiva che “colui che si consacra a Dio
con i santi voti fa una delle offerte più preziose e gradevoli alla sua
divina maestà. Ma il nemico della nostra anima, comprendendo che per questo mezzo una persona si emancipa dal suo dominio,
normalmente turba la sua mente con mille inganni per farlo
retrocedere e gettarlo di nuovo nei sentieri tortuosi del mondo.
Il principale di questi inganni consiste nel suscitargli dubbi sulla
vocazione, ai quali segue lo scoraggiamento, la tiepidezza, spesso,
il ritorno al mondo che tante volte aveva riconosciuto traditore e
che, per amore a Gesù Cristo aveva abbandonato”8.
Il diavolo sa che un’anima dedita interamente a Dio è un’anima
persa per lui, perciò cercherà con tutti i mezzi d’inquietarla con
dubbi per allontanarla dal cammino del cielo.La vocazione è un dono di Dio offerto liberamente all’uomo e “si colloca per natura nel piano del mistero”9 ; è un mistero di fede e di amore. Perciò ha insegnato nostro Signore Gesù Cristo: Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe! (Mt 9, 38; Lc 10, 2).
“Ogni vocazione è un atto irrepetibile dell’amore di Dio”10.

Citazioni
1 S. Tommaso, Somma Teologica, II-II, q. 189, a.10.
2 S. Tommaso, Contro Retrahentes.
3 Lettera a Paolina. Citato da CR, 9
4 cit. da San Tommaso d’Aquino, CR, 9
5 De Predestinatione Sanctorum, cit. da CR, 9
6 CR, 9
7 S. Agostino, Confessioni VIII, 6
8 S. Giovanni Bosco, Opere Fondamentali, p. 663. (Citazione dall'edizione spagnola, Obras Fundamentales, ed. BAC., Madrid 1974. (d'ora in poi OF) (t. n.)
9 S. Tommaso, Contro Retrahentes.
10 Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXI giornata mondiale di preghiera per le vocazioni(1984) 5.
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